LA CHIESA DEL CARMINE, o SS. Annunziata,
sorge a fianco del restaurato convento dei Carmelitani, ai piedi del paese, vicino al ponte Margherita. Costruita verso la fine del Quattrocento, viene consacrata nel 1493 dall’Arcivescovo di Rossano G. Battista de’ Lagni. La facciata si distingue per essere insolitamente affrescata. Tre dipinti murali occupano le lunette degli archi che sovrastano i portali. Rappresentano, a partire da sinistra, S.Angelo Carmelitano, Madonna con Bambino, S. Alberto di Messina. Altri tre affreschi, di cui uno quasi illeggibile, sono venuti alla luce durante i lavori di restauro iniziati nel 1988. Collocati sul lato destro della facciata, rappresentano un Vescovo (probabilmente S. Pier Tommasi) a figura intera, in atteggiamento benedicente, ed il Trionfo della morte. Tutti sono databili alla prima metà del secolo XVI. Molto interessante il portale centrale, caratterizzato da un arco ogivale poggiante su due eleganti pilastri e decorato da angeli-musici. Bello il campanile di stile lombardo, in mattoni, con coronamento decorato ad archetti e sormontato da una guglia. L’interno è formato da una grande navata e da due mezze navate a destra ed a sinistra. Sulla volta della navata centrale, in tre riquadri, un affresco del pittore cosentino Domenico Oranges, raffigurante L’Eterno Padre Benedicente, L’Annunciazione e Due Angeli con lo stemma dell’ordine dei Carmelitani (a. 1744). La chiesa attualmente è chiusa per problemi sorti durante lavori di consolidamento. Numerose tele, non attribuite, si trovano presso la Sovrintendenza alle Belle Arti di Cosenza per essere restaurate.
CHIESA DI SAN ANTONIO
Situata su un poggio alle spalle della villa Margherita, all’ingresso di Corigliano Centro, è l’unica chiesa cittadina dotata di una cupola. Realizzata sul tipo delle cupole partenopee, è rivestita, insieme con le tre cupolette laterali di destra, di maioliche vietresi dagli intensi toni gialli e azzurri. All’esterno, sulla facciata neoclassica, scandita da due ordini sovrapposti di sei paraste (sormontate da capitello corinzio) e lateralmente interrotta da quattro nicchie per l’alloggiamento di statue, si può ammirare la monumentale porta in bronzo (m. 3,90 x 2,42) dello scultore coriglianese Carmine A. Cianci (a. 1982). Costruita nella prima metà del Quattrocento per opera di Antonio Sanseverino, conte di Corigliano, la chiesa viene data insieme con l’annesso convento (oggi sede della Scuola Media ‘Garopoti’ e del Liceo Classico) ai Frati Minori Conventuali di S. Francesco d’Assisi. Importanti restauri, eseguiti attorno al 1740, rendono la chiesa come oggi la vediamo. NeI 1809 i Francescani vengono espulsi, in seguito alle leggi di soppressione dei conventi e nel 1819, coI ritorno dei Borboni al potere, la chiesa è affidata ai padri Liguorini o Redentoristi. Dopo l’Unità d’Italia, espulsi i Liguorini, il convento diviene sede di un prestigioso Collegio-Ginnasio (nel 1866 intitolato al poeta coriglianese G. Garopoli). Fino al 1948, la chiesa viene affidata alle cure di un cappellano, nominato dai Consiglio comunale. Diviene parrocchia, con la denominazione di S. Luca in S. Antonio, soltanto nel 1949. La pianta è a croce latina. L’ampia navata centrale è preceduta da un’artistica cantoria, sostenuta da due colonne e dotata di un organo settecentesco del napoletano Filippo Basile (restaurato nel 1983). Nelle sei cappelle laterali sono collocate tele di autori napoletani del Settecento. Sui due altari ai lati del presbiterio, spiccano due dipinti dalle notevoli dimensioni (m. 4,50 x m. 2,60) di Leonardo Antonio Olivieri (1689-1752), allievo del Solimena: una Immacolata ed una Estasi di S. Antonio. Nel cielo della navata, un dipinto di Severino Ferrari, datato 1740, raffigura 5. Francesco che ha la visione del Crocifisso. Nella sacrestia vecchia è situato il Mausoleo di Barnaba Abenante (a. 1522), un severo quanto armonioso esempio di scultura rinascimentale. Nella stessa sacrestia, da osservare un Cristo in croce in legno, di autore ignoto del sec. XVIII, con le braccia inchiodate alzate verticalmente ed il capo rivolto in alto, secondo la visione teologica dei Francescani.
CHIESA DI S. PIETRO
La chiesa di S. Pietro, edificata probabilmente prima deI 1400, sorge accanto al Castello. La facciata, di stile neoclassico, è caratterizzata da due ordini sovrapposti: quello inferiore scandito da sei Iesene rettangolari sormontate da capitello corinzio, quello superiore da quattro paraste che si restringono verso il basso. Tra gli stessi, si svolge un’imponente trabeazione, costituita da un fitto ricorso di cornici. Il portale centrale si conclude con un timpano, sorretto da due volute e sormontato da un fregio colorato, costituito da due cornucopie laterali e dai simboli tipici dell’apostolo Pietro. All’estremità della navata sinistra si erge la torre campanaria che all’ultimo piano presenta, sul lato nord, un orologio. La chiesa è formata da tre navate, suddivise tra di loro da due file di colonne. La navata centrale è preceduta da una orchestra sostenuta da quattro colonne. L’altare maggiore, in marmo, è del 1928. Dietro l’altare, su delle mensole in muratura, sono collocati due busti in legno di S. Pietro e S. Paolo. Nella navata di sinistra, un Fonte Battesimale in pietra (a. 1720), con stemma a bassorilievo. Su di esso, una Immacolata con due santi (cm. 255x163) del sec. XVIII. Seguono tre tele settecentesche, delle stesse dimensioni e di autore ignoto come la prima: una Madonna del Rosario con santi, un S. Leonardo ed una Annunciazione. Nella navata di destra, altre due tele settecentesche di autore ignoto: Madonna con Bambino e santi e Crocifissione. Accanto ad esse, due dipinti di Nicola Domenico Menzele: Sacra Famiglia (a. 1762) e Madonna del soccorso (a. 1763). Nel presbiterio un olio su tela proveniente dall’abbazia del Patire, San Basi/io abate (cm. 90x80). Il coro in legno, composto da 22 stalli e da un trono centrale, è stato restaurato neI 1902. Sulla volta della navata centrale, una tela raffigurante Cristo che consegna le chiavi all’apostolo Pietro. Appoggiato all’ultima colonna destra, un pulpito sormontato da baldacchino sul quale troneggia (unico esempio nelle chiese di Corigliano) lo stemma della città. I tesori artistici più importanti della chiesa il Ciborio in mogano, l’Anello di S. Nilo e la tavola delI’Odigitria si trovano attualmente custoditi, per motivi di sicurezza, nel Museo diocesano di arte sacra di Rossano. Sotto la giurisdizione della parrocchia dei SS. Pietro e Paolo ricadono la chiesa di Ognissanti, quella di S. Chiara, la cappella gentilizia di S. Agostino (ubicata nel Castello) e infine la cappella dell’Addolorata, gestita dalla Congrega di Maria SS. dei Sette Dolori.
CHIESA DELLA RIFORMA
Consacrata il 3 novembre 1686, con il titolo di S. Maria di Costantinopoli, la chiesa viene affidata, con l’annesso convento, ai Padri Riformati fino al 1861. La facciata, sobria ed elegante, conclusa da un frontone curvilineo scandito da dentelli a mensola, è caratterizzata da un ampio portale centrale architravato e decorato da cornicione e paraste. Su quest'ultimo è situato un ovale contenente uno stemma vescovile. Più in alto, racchiuso in una cornice, un affresco che raffigura una Madonna con Bambino, S. Chiara e S. Francesco. La chiesa è formata da una navata centrale e, a sinistra, da quattro cappelle. Molto bello il Coro, sormontato da un maestoso gruppo ligneo della Crocifissione. AI centro del soffitto ligneo a cassettoni è incastonato un dipinto del pittore coriglianese Luigi Midolla, Madonna di Costantinopoli (a. 1842). Su una parete laterale spicca una Immacolata (a. 1699, autore ignoto); in sagrestia sono conservati pregevoli lavori in legno intarsiato.
CHIESA DI SANTA CHIARA
La chiesa di S. Chiara o “delle Monachelle”, costruita a partire daI 1757 e consacrata il 12 agosto 1762, festa di S. Chiara, racchiude in sé una chiesetta esistente già neI 1641 (poi trasformata in parlatorio). L’attiguo convento delle Clarisse, da cui le ultime Otto suore andarono via nel 1919 per essere integrate in quello di Rossano, è stato adibito a sede di scuole elementari. La facciata, tardo-barocca, è distinta in due ordini architettonici, caratterizzati nella parte inferiore da paraste recanti capitello composito. Entrambi gli ordini sono sormontati da cornicione con ricca cimasa, che in quello superiore si conclude con timpano centrale. Ai lati del portale d’ingresso, due tondi con le figure di S. Chiara e S. Francesco. Un terzo tondo, sopra il portale, reca il simbolo dell’Ordine francescano. L’unica navata, decorata con motivi tardo-barocchi, è preceduta da un’ampia orchestra recintata da artistica grata. Sulla parete sinistra, al di sopra di tre altarini, sono collocate altrettante tele settecentesche: una Madonna con Bambino, con ai piedi S. Chiara ed angelo di autore ignoto; un S. Michele Arcangelo (a. 1762) di Nicola Domenico Menzele ed una Sacra Famiglia di autore ignoto. Sulla destra, abbiamo, invece: un olio su tela (aut. ignoto), Bambino in gloria adorato da tre Francescani; una cantoria con un bellissimo organo del 1735 racchiuso in un pregevole mobile; una Madonna circondata da angeli (aut. ignoto). L’altare maggiore, in marmi policromi, è delimitato da una balaustra in ferro battuto. Sul cancelletto, si possono distinguere quattro cornucopie, simbolo della città. Ai lati, due ritratti di vescovi, inscritti in due tondi. Dietro, una Madonna con bambino, con ai piedi S. Chiara e S. Francesco, olio su tela di aut. ignoto. Sopra, una SS. Trinità.Nel cielo della navata, un’opera di P. Costantini, S.Chiara e suore di clausura che difendono il Santissimo dall’assalto di guerrieri (a. 1762).
CHIESA DI S. MARIA MAGGIORE
La chiesa di S. Maria Maggiore, una volta S. Maria Assunta della Platea (o della Piazza), viene eretta presumibilmente nel X sec. nella parte più antica della città. Nel corso dei secoli è stata sottoposta a numerosi restauri: particolarmente significativi quelli del 1744 e quelli dal 1981 ad oggi. Nel timpano della facciata barocca è collocata una statua in legno della Madonna Assunta. Della torre campanaria sono visibili solo tre ordini: il primo tamponato, il secondo che accoglie le campane (la più grossa delle quali viene chiamata dal popolo Maria Adriana), il terzo con gli orologi. Sulla facciata del campanile, che nei secoli ha avuto anche funzione di torre civica, si trova una meridiana con i segni dello zodiaco, visibili dalla piazza antistante. Nella struttura sono comprese delle cripte, parzialmente visitabili. Di recente (8/12/ 1991) è stato inaugurato, a fianco della chiesa, un Centro per la pastorale. Il parroco di S. Maria Maggiore porta il titolo di Arciprete. La chiesa ha una sola navata, con tre cappelle laterali a sinistra. Un’orchestra, sostenuta da due colonne, contiene un organo di grandi dimensioni (m. 7x3,4) e di notevole valore artistico, costruito nel 1757 da Pasquale Iori e restaurato neI 1983. Dopo l’ingresso, a sinistra, un bel Fonte battesimale di marmo policromo intarsiato (a. 1782). Sulla parete laterale destra sono poste quattro tele: una Crocifissione (cm. 197 x 123) di autore ignoto: una splendida Sant’Agata in carcere (cm. 170x130) attribuita a Cesare Fracanzano (1605? - 1652?); un S. Francesco Saverio ed un S. Francesco d’Assisi (ambedue cm. 197x123). In mezzo a queste due ultime tele e prima del presbiterio, si trova un pregevole blocco ligneo di fattura settecentesca, con confessionale sormontato da pulpito e baldacchino. In alto, nella volta, in corrispondenza delle tre cappelle laterali, tre dipinti: una Visitazione, una Adorazione Eucaristica ed una Assunzione. Nel catino dell’abside, una Madonna Assunta (olio su tela, cm. 220x1 80). L’altare maggiore, di marmo intarsiato, risale alla metà del XVIII secolo. Dietro di esso, un bel coro in legno del tardo Settecento. Nella prima cappella si trova un dipinto che raffigura la Visitazione di Maria a S. Elisabetta (cm. 21 5x1 30). La seconda cappella, detta del SS. Sacramento, ha un altare di marmo finissimo, magistralmente lavorato. Sul soffitto, una Ultima cena. Due tele sono collocate sulle pareti, una S. Rita da Cascia ed una S. Lucia (entrambe cm. 1 80x90). Nella terza cappella, infine, un olio su tela, Glorificazione di S. Stefano. Nella sacrestia sono conservati alcuni” stipi”, opera di artigiani locali del ‘700.
CHIESA DI S. FRANCESCO
La chiesa di S. Francesco di Paola, patrono della città dal 1598, è posta a fianco dell’omonimo convento dei frati Minimi. Ambedue le opere vengono costruite direttamente dal Santo, venuto a Corigliano nel 1476 su invito di Girolamo Sanseverino. La facciata è di grande semplicità, incorniciata da due lesene terminali che sorreggono un frontone diffusamente decorato, ha un portale di pietra arenaria di derivazione rinascimentale, sormontato in alto da un mosaico (a. 1958) che raffigura il santo padano. La torre campanaria, in mattoni, rimane inglobata tra la parete nord e quella est del convento, per cui è possibile distinguere solo i due ordini superiori: il primo accoglie quattro campane bronzee, il secondo con base più stretta un orologio per ogni fronte. La chiesa ha una sola navata, con un suggestivo soffitto a cassettoni. Dietro il settecentesco altare in marmo si trova un pregevole coro ligneo, opera dell’artigiano rossanese Pasquale Pelusio (a. 1776). Nel presbiterio, sulla parete di fondo, una grande tela di Felice Vitale da Maratea, Trionfo del nome di Gesù (a. 1584?, m. 5x3). Sopra di essa una SS. Trinità, tavola di Pietro Negroni (1505-1565), uno dei primi dipinti calabresi dell’artista cosentino. Lungo la parete destra della navata, sotto il pulpito, è stato di recente scoperto e restaurato un affresco che raffigura una Madonna della melagrana, del sec. XVI. Esso è quasi certamente opera dello stesso ignoto autore degli affreschi rinvenuti dall'arch. Santo Perri sulle due arcate esterne della chiesa, durante i recenti lavori di restauro dallo stesso eseguiti. All’interno della chiesa sono conservate alcune preziose reliquie di S. Francesco: un pezzo della sua canna, un cordone, un crocifisso di ottone. Un reliquiario d’argento, contenente un pezzetto del suo costato, è inserito nel busto ligneo policromo del santo. A fianco della chiesa si può notare l’ex chiesa di S. Giacomo (oggi trasformata in centro parrocchiale), fino al 1980 sede della parrocchia di S. Giovanni Battista. Davanti alla chiesa è posta una statua del Santo (a. 1779), su piedistallo, protetta da cancellata in ferro (a. 1858), voluta dalla cittadinanza, dal duca Giacomo Saluzzo e dal sindaco Giacomo Maradea, per ricordare l’intervento del Santo a favore della città durante il terremoto del 14 luglio 1767. A circa 50 metri dalla chiesa, c’è il Romitorio di “S. Francischiello”. Si tratta di una chiesetta che ricorda la permanenza a Corigliano di S. Francesco nel 1476-1478 quando, rifiutando l’ospitalità che gli veniva offerta in sontuose dimore, preferì la solitudine e il raccoglimento in quella che allora non era che un’umile capanna, circondata da una verde vallata. Il Romitorio appare nella forma attuale, dopo i restauri del 1975, durante i quali vennero alla luce degli affreschi datati 1636, di buona fattura. La decorazione sul soffitto è di Emilio Juso (a. 1950). All’interno è conservata con venerazione la “pietra” che, secondo la tradizione, servi da duro giaciglio a S.Francesco.
CHIESA DI S. ANNA
Alla chiesa di S. Anna, situata nella parte più alta della città, si accede mediante una elegante gradinata in blocchi di basalto. Chiamata anche S. Maria di Loreto e, tradizionalmente, dei Cappuccini viene fabbricata nel 1582, insieme con l’annesso convento, ad opera del padre Matteo Persiani. La facciata, tardo barocca, è scandita da tre lesene composite.Il portale architravato è completato in sommità da una lunetta che accoglieva tre affreschi, di cui però oggi è visibile solo quello centrale (Madonna con Bambino). Il frontone terminale, molto schiacciato, con ricorsi di cornici finemente decorate, è sormontato da nicchie campanarie. La chiesa conserva numerose opere d’arte. Sull’altare maggiore, un monumentale polittico (a. 1607) di Ippolito Borghese, esponente di primo piano dell’ultima generazione dei manieristi napoletani. L’opera, contenuta in una massiccia struttura lignea, è divisa in sei riquadri. Nella parte superiore, una Crocifissione (cm. 120x1 10) con ai lati un S. Ludovico da Tolosa e un S. Bonaventura (ognuno cm. 100x60). Nella parte inferiore, una Madonna con Bambino e S. Anna (cm. 1 70x1 10); ai lati un S. Francesco d’Assisi e un S. Antonio di Padova (ognuno cm. 165 x 60). Sulla parete destra, una Flagellazione (olio su tela, cm. 209x1 82, di autore ignoto). Segue un bel pulpito pensile, poggiato su un confessionale che ne ripete il profilo. Sul parapetto c’è uno stemma e, lateralmente, un angelo in volo che regge il crocifisso della predicazione. Sul baldacchino, la testa di un angelo che sorregge il simbolo della SS. Trinità. Dopo il pulpito, una Madonna in gloria (cm. 11 6x85) di Ippolito Borghese. Nelle cappelle di sinistra: una Madonna della conciliazione (cm. 61 x44) di autore ignoto, con ai lati due Angeli adoranti (cm. 95x63) di I.Borghese; un Gesù Bambino dormiente (cm. 61x47) ancora del Borghese; un busto in creta dell’Ecce Homo, portato dalla Spagna dal p. Matteo Persiani; una Annunciazione (cm. 104x85) sempre di I. Borghese. Il convento è famoso per aver dato più volte ospitalità al Beato Angelo di Acri (1669-1739), del quale, nel presbiterio della chiesa, è conservato un ritratto settecentesco a figura intera (cm. 166x103). Soppresso nel 1811, il convento viene ripristinato nel 1822. Chiuso nuovamente nel 1867, rimane tuttavia in vita ancora per alcuni anni. Utilizzato successivamente come caserma, carcere, abitazione privata, nel 1929 viene ristrutturato ed adibito ad Ospedale.
Per saperne di più:
http://web.tiscalinet.it/romiovitali/Il%20santuarioC.htm
http://web.tiscalinet.it/romiovitali/Il%20romitorio.htm










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