Un abbraccio senza luogo e senza tempo: Corigliano ricorda la ricercatrice Marilena Amerise

 

Il mese di febbraio che bussa alle porte porta con sé il ricordo di un funesto avvenimento, ossia quello della prematura scomparsa, undici anni or sono e sotto il cielo di Roma, di Marilena Amerise, giovane e brillante ricercatrice coriglianese.

Nata nella nostra diocesi, ma chiamata da Dio ad offrire la sua opera di esperta e studiosa alla Chiesa universale, da molti anni Marilena era impegnata al servizio del Pontificio Consiglio per la Cultura, nel quale lavorava e per conto del quale aveva assunto il coordinamento dell’importante Progetto Stoq per il dialogo tra scienza e teologia. Queste le significative parole contenute in un messaggio scritto pochi giorni dopo la scomparsa di Marilena dall’Arcivescovo della diocesi di Rossano-Cariati, monsignor Santo Marcianò: “Le testimonianze di coloro che le sono cresciuti accanto e l’eco commossa che la sua prematura scomparsa ha suscitato mi hanno permesso di cogliere alcuni aspetti della sua personalità, in particolare quella delicata ed energica dedizione alla speciale opera di ricerca culturale che il Signore le aveva affidato. Sì, il Signore fa cose grandi attraverso la semplice dedizione al nostro compito quotidiano: un lavoro che siamo chiamati a compiere con entusiasmo e curiosità, tenacia e creatività. È, questo, un messaggio che Marilena ci lascia, quasi come piccola eredità. Ed è, questa, una luce che, pur nell’ora inspiegabile e dura del dolore e della morte, rimane accesa, soprattutto per i suoi cari che in una tale dedizione l’hanno educata e accompagnata”.
Il Rettore dell’Università Lateranense, in occasione del convegno dal titolo “A servizio della Cultura e della Ricerca: il contributo di Marilena Amerise”, dedicato alla sfortunata ragazza ad un anno dalla scomparsa, disse, fra l’altro, nella sua relazione: “Marilena, nel disegno misterioso di Dio, è stata e continua ad essere un fiore che riempie di gioia il nostro cammino”.
“La forza del sorriso”. Non è solo il titolo di una bellissima canzone di Andrea Bocelli, ma anche l’immagine che al meglio rappresenta la giovane e densa vita di Marilena Amerise. Immagine impressa sulle foto custodite gelosamente da famigliari e amici più cari, indelebile nelle menti e nei cuori di chi le vuole bene, capace di trasmettere esclusivamente sentimenti di profondo affetto e disarmante serenità.
Amici, colleghi, anche persone che non hanno avuto la possibilità di farne una diretta conoscenza, avvertono, dunque, in tale occasione, l’esigenza di stringersi attorno alla famiglia per ricordare la figura e l’opera di Marilena. Figura e opera, in realtà, in questo lasso di tempo mai venute meno o tanto meno annebbiate dalla memoria collettiva, se è vero come è vero che in ambito locale, ma soprattutto nella Capitale, non sono mancate, e continuano tuttora a susseguirsi, iniziative in suo onore. Ovunque, attestati di stima e d'affetto che ancora oggi si rinnovano, in un abbraccio senza luogo e senza tempo.
Fabio Pistoia 

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