Quando la vittima è l’uomo. Plauso all’On. Susanna Ceccardi

Abbiamo celebrato giustamente la giornata contro la violenza sulle donne. Un degno e doveroso tributo alle tante donne che hanno subito e che, purtroppo, continuano a subire forme di violenza. Nel corso della storia e col passare del tempo la figura della donna è stata, progressivamente, opportunamente e necessariamente tutelata, sia nella sua essenza di donna, 

superando quella stupida e deleteria forma di subordinazione al marito e alla famiglia, sia dal punto di vista legislativo, venendo ad essere parificata, in tutto e per tutto, all’uomo, in merito ai diritti e alle opportunità che la società civile riconosce e garantisce. Una società civile che vuole tendere al progresso umano e morale deve, in tal senso, basarsi sulla stretta alleanza fra l’uomo e la donna, partendo dal presupposto che la violenza - ogni forma di violenza - è un fenomeno complesso e trasversale dell’intera umanità. E per questo motivo diverse associazioni (fra cui quella denominata “Mantenimento diretto”) si stanno muovendo verso tale prospettiva, promuovendo e sollecitando il mondo istituzionale e quello politico affinché si creino e si realizzino, nei fatti, quelle necessarie condizioni socio-economiche per le quali uomo e donna hanno il diritto/dovere di viaggiare su un binario parallelo fatto di rispetto, senso del dovere, compartecipazione. Solo promuovendo una effettiva e concreta alleanza fra uomo e donne, tramite un’informazione equilibrata e un’analisi oggettiva (e mai soggettiva o di parte!) dei dati, si potrà realizzare una vera ed efficace prevenzione della violenza, e, contestualmente, affermare una cultura di tutela della dignità delle persone in quanto tali. Non si può non tener conto, però, che, molte volte, la vittima è l’uomo. Questo porta ad un pieno rovesciamento delle posizioni ed è comunque segno di un dato sociologico più che negativo. L’affermarsi di sottoculture maschiliste e femministe è segno evidente ed allarmante di una grave degenerazione sociale, che dispiega i suoi effetti nefasti sull’intero assetto comunitario in cui viviamo, e nel quale dobbiamo imbatterci per far fronte alle difficoltà della vita di ogni giorno. Dunque, se si vogliono creare le condizioni di sviluppo della persona umana, sia come singolo che come collettività, proprio come dispone il dettato Costituzionale, è opportuno superare le differenze di genere, e cominciare ad abbandonare quegli stereotipi che ci portano ad avere una visione ovattata della società. Questo perché, il più delle volte, gli episodi di violenza sugli uomini vengono volutamente sottaciuti tanto dalla stampa quanto dalla stessa attenzione sociale. Dunque, sarebbe meglio e più giusto parlare di “violenza di genere”, nella quale sono da ricomprendere tanto i vergognosi e dolorosi episodi di violenza sulle donne, quanto quelli di violenza sugli uomini. Ricordando che la violenza non è soltanto o semplicemente quella fisica, che, indubbiamente, ne è la più alta e sconsiderata forma, ma anche quella morale o psicologica. Di fronte a questo dato di fatto siamo tutti potenzialmente vittime e carnefici. Di fronte alla violenza non ci sono attenuanti e mezze misure, perché di fronte ad esse vi è solo un grande e grave disagio sociale che si traduce nella cosiddetta “pericolosità sociale”, una pessima educazione, nonché la mancanza di principi e valori etici e morali. Uomo e donna sono stati creati per dare vita alla vita, per rendere giustizia, per essere coppia nello sviluppo sociale. L’uno non può fare a meno dell’altra. La donna non deve assolutamente essere vista come un oggetto o come un qualcosa su cui esercitare un potere. E l’uomo, dall’altra parte, non deve essere visto come un essere alienato e senza scrupoli. Il concetto di “mostro” non ha sesso e non ha senso! E a tal proposito che ritengo significative e di grande apertura le coraggiosissime parole dell’europarlamentare Susanna Ceccardi, postate qualche anno fa sulla sua pagina facebook: “Oggi potrebbe essere indetta la giornata contro la violenza sugli uomini. Tutti quegli uomini che sopportano donne arpìe. I padri separati che devono pagare assegni di mantenimento insostenibili alle ex e spesso, per questo, si riducono al suicidio. Gli uomini innamorati vittime di donne che li sfruttano solo per interesse. Gli uomini che vorrebbero vedere i figli, ostaggi delle donne che glieli hanno tolti per ripicca personale. La giornata contro la violenza sulle donne ormai è finita, con la sua retorica, con le sue banalità. Oggi voglio portare un tributo a quegli uomini stupendi di cui siamo circondate, che fanno i fidanzati, padri, amici e fratelli esemplari. Voi uomini siete vittime meno celebrate perché c’è sempre quel pregiudizio nei vostri confronti. Perché tutto sommato l’uomo “soffre di meno”, oppure “se la cerca”. Cari uomini, mi scuso a nome di tutte quelle donne che ieri hanno parlato di voi come criminali. In realtà, per noi siete insostituibili. La violenza non ha sesso, andrebbe soltanto combattuta per ciò che è!”.
Credo che, in conclusione, sarebbe giusto che uomini e donne si facessero reciprocamente delle scuse, e si impegnassero insieme, mano nella mano, passo a passo, ad essere protagonisti di quel viaggio incantevole che è la vita.
Francesco Albamonte     

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