Lettera aperta don Cosimo

Stamattina splendeva un pallido sole nelle campagne di Thurio. Gli agrumeti sono in piena maturazione e i mandarini brillano di un bel colore arancione sugli alberi verdi. Dappertutto, è un continuo vociare di operai che raccolgono i frutti, riempiendo cassette tutto il giorno.

Uno scenario bello, pacifico, quasi rilassante. Uno scenario completamente diverso da quello che mi sono trovato davanti quella mattina del 28 Novembre scorso.
Esattamente un anno fa, al mio giungere di corsa qui, appena ricevuta quella terribile chiamata, ho visto qualcosa che mi tormenterà per sempre.
Un disastro immane si è presentato ai miei occhi, quasi come se un ciclone avesse spazzato via in un attimo un pezzetto di vita contadina.
Il fiume che costeggia questa parte di zona rurale, nella notte si era gonfiato a dismisura, esondando da più parti e trascinando nella sua folle corsa ogni cosa che si è trovato davanti.
Centinaia di capi di bestiame morti annegati in un baleno, case invase dall’acqua e distrutte fin nel profondo, auto sommerse, mezzi agricoli impantanati nel fango e mai più riutilizzabili.
Più di tutto però, ciò che io non potrò mai dimenticare sono i volti di chi ha subito questa sciagura.
Volti affranti, scavati dalla paura, occhi sgomenti pieni di lacrime e una sola domanda: Perché?
Qualcuno disse che Dio in quella notte si era dimenticato dei suoi figli e non aveva fatto nulla per preservarli da quel pericolo
No! Mi sento di gridarlo ora come l’ho gridato in quel giorno. Dio non dimentica mai i suoi figli, né tanto meno è un implacabile giustiziere che colpisce senza pietà.
Se una colpa c’è stata e c’è tuttora, questa va ricercata nell’uomo stesso.
Ad oggi nulla è cambiato e il fiume non è stato messo in sicurezza. La gente, in questi giorni di intense piogge, non ha smesso un attimo di controllare il livello dell’acqua, col terrore che potesse ripetersi ciò che è accaduta quella terribile notte di un anno fa.
Ed è proprio in questi giorni che io ho voluto stare vicino con la preghiera alle famiglie colpite dalla furia del fiume e alla comunità tutta.
Dal 25 al 27 novembre, nel Triduo di preparazione, abbiamo recitato il rosario e celebrato la santa messa, ogni sera con l’aiuto e la vicinanza di un parroco delle diverse parrocchie dislocate sul territorio, che hanno voluto dimostrare in questo modo quanto sia importante la fratellanza, la vicinanza in Cristo, il pregare insieme.
Stasera, la celebrazione alle ore 18 sarà presieduta dal vicario generale dell’Arcidiocesi di Rossano-Cariati, in rappresentanza del nostro Vescovo che non potrà essere presente per impegni inderogabili.
Al di là della preghiera che deve essere una costante della nostra vita, non solo nei momenti di difficoltà, la cosa che io come parroco mi auspico, è che non ci si dimentichi di ciò che è successo.
Si abbia memoria sempre, perché ciò che è successo, pur nella grande tragedia che è stata, poteva trasformarsi in qualcosa di molto più terribile.
Chi ha in mano il potere, comprenda che non è possibile dopo un anno vivere ancora nel terrore di vedersi arrivare l’acqua in casa, portando distruzione e morte.
Il mio impegno come sacerdote della comunità di Thurio-Ministalla prosegue costantemente, attraverso la preghiera, gli incontri, tante volte anche solo con la vicinanza morale.
Le tre giornate di preghiera sono state tre giornate di memoria, non solo per chi ha subito i danni materiali ma per l’intera comunità.

 

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