Villa, bambini e cavoli

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La vicenda della dimissionaria Presidente Maddalena Avolio e della sua replica al giornalista Buonofiglio suscitano alcune perplessità. La replica, soprattutto, mi sembra emblematica di un certo tipo di comportamento di alcuni politici attuali perché tende a demonizzare chi ci permette di conoscere alcune, chiamiamole marachelle, piuttosto che fare l'autocritica e recitare il mea culpa per averle commesse.

Fatte le debite proporzioni, richiama la vicenda di quel leader politico, a livello nazionale, che si ritiene vittima della Magistratura, che secondo le sue dichiarazioni si accanisce a contestargli reati su reati, piuttosto che onestamente riconoscere che il suo comportamento non sempre è stato rispettoso delle leggi. Ciò detto, mi preme fare alcune considerazioni di merito nella vicenda della villa abusiva sulla scorta del comunicato stampa della stessa ex Presidente Avolio postato sul Blog di Corigliano alle ore 15.56 del 11/07/2012.

Avrei dovuto postare questo mio intervento giorno 12, ma un guasto al modem mi ha impedito di farlo, per cui alcune riflessioni simili alle mie sono state nel frattempo esposte da altri Utenti, per cui chiedo scusa di eventuali ripetizioni.

Non metto in dubbio l'asserita leggerezza della Avolio, ma stento a digerire la sua asserita incapacità tecnica. Non occorre essere un ingegnere o architetto per sapere che ogni costruzione “regolare”, sia nuova che frutto di una ristrutturazione, debba essere munita di diverse autorizzazioni, come a me non occorre essere ginecologo per sapere che i bambini quando nascono non escono da sotto il cavolo. E, quant'anche si volesse credere pure a tale asserzione, rimane un grave dubbio di fondo. A giudicare dalle foto della bella villa in questione, appare evidente che essa non può essere opera dell'Avolio (che del resto si dichiara dotata di “incapacità tecnica”) ma di un tecnico, presumibilmente un ingegnere o architetto, piuttosto che un geometra, anzi più di uno stante l'asserzione di “più persone che hanno curato.....” Orbene, se la d.ssa Maddalena non aveva “capacità tecnica” ben l'avevano senz'altro i tecnici che le hanno progettato e fatto realizzare la villa. Tali tecnici erano senza dubbio alcuno al corrente delle autorizzazioni per le strutture in zona sismica e del permesso di costruire necessari. Ora delle due l'una: o non hanno informato la d.ssa Avolio delle prescritte e necessarie autorizzazioni per poter realizzare l'opera, oppure l'hanno avvisata e l'Avolio ha deciso ugualmente di proseguire i lavori infischiandosene di infrangere la legge con la complicità (volontaria o coatta) dei tecnici che non hanno denunciato l'abuso, come correttezza professionale e rispetto delle leggi della Repubblica italiana imponevano. Da tale analisi, se non errata, scaturiscono pesanti deduzioni.

Nel primo caso siamo in presenza di tecnici, che definire malfattori è poco. Essi, infatti, pur d'incassare (ovviamente in nero esentasse) un cospicuo gruzzolo non hanno esitato a provocare notevoli danni alla d.ssa Avolio, che pur s'era rivolta a loro con immensa fiducia. Danni sia di natura economica perché la villa abusiva, la cui costruzione è costata comunque tanti soldi, dovrà (chissà ?) essere demolita e sia di natura morale e politica per la pessima figura fatta nei confronti dei suoi elettori e della cittadinanza con susseguenti dimissioni date a malincuore. In tal primo caso sarebbe naturale aspettarsi una pubblica denuncia di tali tecnici, con ampia rivalsa di risarcimento, anche al fine di evitare che tali loschi figuri possano indisturbati continuare a fare simili danni nei confronti di altri ignari cittadini, con o senza “incapacità tecnica”, e che continuino ad evadere le tasse sui loro malguadagnati proventi a scapito dei cittadini onesti che le pagano fino all'ultimo centesimo.

Nel secondo caso la d.ssa Avolio con il suo comunicato stampa, dimostrandosi esperta politicante, prova a defilarsi dalle sue precise responsabilità di non aver rispettato le leggi dello Stato ed il regolamento urbanistico-edilizio del proprio comune il cui Consiglio comunale, però, (su sua richiesta o sua designazione?) non ha esitato a presiedere, pur sapendo di avere volontariamente e scientemente infranto le leggi dello Stato italiano. In tale secondo caso dimostrerebbe una “faccia tosta, faccia i muri” di prim'ordine nel momento in cui accetta di presiedere il massimo organo rappresentativo di Corigliano, cioè il suo Consiglio comunale, pur sapendo di aver infranto gravemente le sue norme e consapevole di sfruttare gli oneri pagati dai concittadini onesti per poter usufruire di servizi per cui non ha sborsato un centesimo. Allucinante! In tale secondo caso, probabilmente, non denuncerà i tecnici (che anche se meno colpevoli rispetto al primo caso, rimangono corresponsabili di un abuso edilizio e, probabilmente rei di aver evaso il fisco incassando compensi professionali non fatturati) e cercherà di arrampicarsi sugli specchi, come sembra abbia fatto nel chiamare altri in correità di abuso edilizio sotto l'ormai desueta abitudine di molti politicanti (non Politici) del “Tutti colpevoli, nessun colpevole”. Se così fosse, ritengo e auspico che la giustizia faccia interamente il suo corso con tutte le conseguenze che possono derivarne.

Saluti da un cittadino che non crede ai bambini nati sotto i cavoli.

Grande Secchio

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