Gorgoglione (PRC): coronavirus-uso DPI, oltre al dramma anche la beffa

Apprendiamo con grande indignazione, che l’ASP di Cosenza con nota prot. N. 29278 del 25/03/2020, avente ad oggetto: “Covid-19 – Corretto utilizzo dispositivi di protezione individuale (DPI) - diffida gli operatori sanitari che esercitano presso lo Spoke di Corigliano-Rossano ad utilizzare i DPI che non siano stati forniti dalla farmacia e/o dalla Direzione Medica di Presidio”. Ora tale ammonimento sarebbe da tenere in opportuna considerazione se l’ASP scrivente avesse fornito i lavoratori del presidio sanitario Spoke di che trattasi,

 di attrezzatura conforme alle direttive per come essa stessa ne esorta le fattezze e che ricordo, a scanso di equivoci, si sostanziano in tute, camici impermeabili, visiere, occhiali protettivi e mascherine chirurgiche, FFP2/FFP3 e quant’altro possa ampliare le capacità di difesa dal contagio da Coronavirus, di tutti coloro che in questi giorni eroicamente si prendono cura dei nostri cari.
A noi di Rifondazione Comunista, però, ci giungono quotidianamente segnalazioni dagli operatori sanitari che, in quasi tutte le strutture ed i presidi ospedalieri del territorio, registrano l’assoluta carenza dei dispositivi di cui tali professionisti devono essere assolutamente e necessariamente dotati al fine di prevenire il contagio da Coronavirus, e non diventare a loro volta vettore di contagio per i pazienti e per loro stessi. Tra l’altro, in presenza di un decreto che non assicura la quarantena agli operatori sanitari che sono venuti in contatto con pazienti Covid-19, non si può negare agli stessi la protezione individuale, che dovrebbe essere fornita dall’ASP e che non si dovrebbe trattare di una semplice mascherina filtra batteri o di una tuta da imbianchino, come l’ampia cronaca di questi giorni ci fa vedere sui mezzi di comunicazione di massa, ma di corredi idonei per come prescritti dai regolamenti in materia. Nell’ospedale Spoke di Corigliano-Rossano, o meglio, solo quello di Rossano, poiché ci risulta che l’ospedale di Corigliano è praticamente chiuso, dal momento che anche chirurgia è stata trasferita a Rossano e che da oggi sembra essere stato individuato come presidio Covid-19, le garanzie sopra richiamate non ci sono, anzi, il trattamento dei pazienti sospetti Covid-19, rispetto a quelli no Covid-19, viene gestito nella più diffusa promiscuità. La struttura ospedaliera non solo non offre garanzie per i percorsi di sicurezza dei pazienti, ma ancor meno per gli operatori sanitari. Sia coloro che prestano servizio presso il Pronto Soccorso, che quelli del 118, infatti, lo segnalano ormai da tempo, poiché, si ritrovano completamente sprovvisti della dotazione necessaria a svolgere in totale sicurezza la propria attività lavorativa. Non c’è bisogno di essere degli strateghi del settore per capire che non ci sono le condizioni per assurgere ad un ruolo di siffatta importanza come quello di impedire al Covid-19 di mietere altre vittime anche nel nostro territorio. Restiamo basiti di come fior di dirigenti del settore sanitario, sia locale come il Dr. Pierluigi Carino, Direttore U.O.C. Direzione Medica di Presidio Ospedaliero Spoke Corigliano-Rossano, che quelli provinciali, come il Dr. Riccardo Borselli Responsabile della Centrale Operativa 118 e il Dr. Vincenzo Pignatari, Responsabile della Sicurezza dell’ASP di Cosenza, non ci abbiano pensato. Se costoro avessero voluto realizzare un centro Covid-19 in sicurezza a Rossano, non avrebbero dovuto chiudere la chirurgia di Corigliano, bensì avrebbero dovuto realizzare due presidi separati, perché solo così potevano garantire la totale asetticità dell’attività di contrasto al Coronavirus, con una chirurgia pulita e non infettante, che in nessun modo avrebbe potuto comprometterne le prestazioni. Invece, non potendo rendere giusto ciò che era forte, si è fatto in modo che ciò che era forte fosse giusto.
E’ evidente, dunque, la contraddizione in cui è caduta l’ASP di Cosenza con la nota di che trattasi, da un lato intima giustamente, diciamo noi, agli operatori sanitari di non utilizzare un equipaggiamento diverso da quello in dotazione, dall’altro non fornisce gli stessi del materiale idoneo previsto dalla normativa vigente. Ci risulta, altresì, che alcuni medici, sfidando anche le ritorsioni dei propri superiori, hanno preparato un documento indirizzato al, dott. Carino, per ribadire tutto il loro disappunto sulla gestione della vicenda Covid-19, invitandolo a declinare l’impegno di trasformare il Giannettasio in presidio Covid-19, perché non ci sono le condizioni ne strutturali e ne organizzative idonee ad evitare il contagio, sicuramente da ascrivere sia alla conclamata carenza di personale, che alla totale assenza di materiale conforme alle prescrizioni dei regolamenti. Noi di Rifondazione Comunista, quindi, ci uniamo al disagio espresso dai coraggiosi e responsabili operatori sanitari, e diciamo BASTA..!!! Basta alle speculazioni ed ai giochi di potere di politici e pseudo dirigenti che antepongono la loro carriera alla tutela ed alla salvaguardia della vita delle persone, funzione per cui viene lautamente retribuito con le tasse versate dai cittadini contribuenti. Basta all’alto rischio a cui sono esposti gli operatori del settore, con il reale pericolo di contrarre la malattia ed essere essi stessi vittime e al contempo vettore di contagio, per i pazienti e per gli operatori sanitari, categoria quest’ultima che con le circa 100 unità ad oggi decedute, ha già dato un alto contributo in termini di vite umane al Covid-19. Basta ad una sanità che con il concetto di azienda, introdotto dalle politiche neoliberiste degli ultimi 20 anni, ha depredato la sanità pubblica italiana, decurtandola di € 37 miliardi, circa, per indirizzarli verso quella privata.
Corigliano Calabro li, 07/04/2020
Antonio Gorgoglione (Segretario cittadino del PRC di Corigliano)

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