IIS "Luigi Palma"

    Istituto Tecnico Economico e Tecnologico - Liceo Scientifico a Indirizzo Sportivo

     

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    scolastico 2019/2020
     

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    115^ Puntata

    L’uccisione di Mario Mirabile di fatto impose al boss Giuseppe Cirillo di abbandonare il comando malavitoso della Piana di Sibari, per passarlo al coriglianese Santo Carelli. Questi proprio per sancire ufficialmente l’acquisizione del potere nella Sibaritide, qualche tempo dopo l’omicidio Mirabile convocò un vertice ndranghetista. Per il boss di Schiavonea era necessario avere il conforto di Cirò e di tutte le ndrine che operavano nella piana di Sibari, anche perché Carelli sapeva che c’era più di qualcuno che non voleva rompere il sodalizio criminale con Cirillo. Di questo vertice parla oggi il pentito Antonio Cicciù, in quella che è l’ultima puntata dedicata all’ex boss di Cariati.

    P.M. Curcio - Successivamente all'uc­cisione di Mirabile, lei si è mai più recato a Cori­gliano per riunioni, ovviamente, di 'ndrangheta?

    Imputato - Sì, io mi ri­cordo che era nel mese di set­tembre, non ricordo, la fine oppure la metà o otto­bre, non ricordo bene, mi ricordo che incontrai il signor Critelli, mi ha detto: "Vedi che dobbiamo anda­re a Corigliano, che sono scesi quelli di Cirò che dice che c'è una riunione da Santo Carelli, che si deve discutere di qualche cosa", e siamo andati io, Critelli e Greco, siamo andati a que­sta riunione che c'era.

    P.M. Curcio - Lei ci andò in­sieme a chi, lo vuole ripetere?

    Imputato - Siamo anda­ti Critelli.

    P.M. Curcio - Critelli chi?

    Imputato - Critelli Domenico e Greco Giorgio.

    P.M. Curcio - Dove siete andati di pre­ciso, signor Cicciù?

    Impu­tato - Siamo andati... appena siamo arrivati là abbiamo tro­vato... a casa di Santo Carelli, proprio a casa sua.

    P.M. Curcio - Chi avete trovato a casa di Santo Carel­li?

    Imputato - Io mi ri­cordo che San­to Carelli, se non mi sbaglio, all'epoca era agli arresti domiciliari, e quindi la riunione si svolse nell'appartamento del fratello, di Gerardo, però, quando siamo arrivati là, abbiamo trovato... c'era già Franco Pino, accompagnato con Gianfranco Ruà e c'era Tripodoro, Tripodoro Pa­squale e si aspettava che arrivavano delle altre per­sone, se non mi sbaglio Alfredo Elia con un altro ra­gazzo che stava sempre vicino a lui, e Peppino Impie­ri, arrivavano, diciamo. Quando siamo arrivati noi abbiamo trovato al Carelli che indicava a Franco Pino il luogo dov'è che gli tro­vato un pistola, se non mi sbaglio, giorni prima, tem­po prima, e c'era un acqua­rio appena entravi nel cor­ridoio. Questo. Poi, quando sono arrivate queste per­sone qua, siamo andati nel­l'appartamento del fratello, nel quale non c'era nean­che... c'era soltanto la mo­glie, non mi ricordo chi c'era, ci ha messo a dispo­si­zione una stanza e si è parlato.

    P.M. Curcio - Di cosa si è parlato, signor Cicciù?

    Imputato - Niente, i più grandi, Franco Pino con Tripodoro e Carelli, cercavano di far capire ad Elia e ad Impieri che non dovevano dare, caso mai, appoggi a Cirillo, caso mai questo qua avesse cercato appoggi o qualcosa.

    P.M. Curcio - Quale fu la risposta degli Elia?

    Imputato - Questo qua disse che loro non avevano nessuna intenzione a prendere le parti di Ci­rillo, di nessuno, perché già tempo prima aveva­no avu­to una guerra, non so, con Ciccio Spina e avevano avu­to problemi, cose, dice: "Noi non ab­biamo voglia di metterci... di andarci a prendere i problemi degli altri".

    P.M. Curcio - Lei, prima del­l'uccisione di Mirabile, ebbe mai modo di incontra­re Tripodoro Pa­squale?

    Imputato - Sì, l'ho incon­trato parecchie vol­te.

    P.M. Curcio - Il Tripodoro si raccomandò con lei sul buon esito dell'agguato che stavate preparan­do?

    Imputato - No.

    P.M. Curcio - Ne parlaste?

    Imputato - Nemmeno con lui.

    P.M. Curcio - Lei, nel verbale sem­pre del 20 novembre del '95, dice: "Mi raccontò...", un attimi­no che magari iniziamo... il P.M. vi chiede: "Vi ri­cordate se Tripodoro Pasquale una volta si la­men­tò con voi del cattivo comportamento di Sapia Pa­squale e Morfò Salvatore?"; "Sì, però..."; "Lo ricor­date questo fatto?"; "Sì, però tengo a precisare un­'altra cosa"; "Che cosa vi raccontò Tripodoro?"; "Va bene, però c'è da andare sull'altro punto, un atti­mo solo, che quando veniva il Marinaro da me, nell'appar­tamento, quando dovevamo fare l'azione a coso, a Mira­bile. Mi raccontò quella sera, il 29, se non sbaglio, che il Tripodoro si era sognato che era stato fatto l'agguato e il Mi­rabile era scampato, quindi aveva gli incubi la notte, aveva gli incubi caso mai il Mirabi­le..." - poi prose­gue - "potesse restare vivo, però lui sapeva pure che c'ero io sotto l'azione". Ci vuole chiarire un po' questo fatto?

    Imputato - Cioè, se il Tripodoro sapeva se c'ero io sotto l'azione?

    P.M. Cur­cio - Sì, questo fatto del sogno, che aveva paura che l'azione non an­dasse in proto?

    Imputato - Sì, erava­mo... nel­l'appar­tamento, una sera, è venuto Pierino in quei giorni là, e mi ha detto che rideva, che dice che aveva visto Tripodoro che gli ha detto che aveva fatto un brutto sogno, aveva gli incubi la notte, che si sparava a questo Mirabile e non moriva.

    P.M. Curcio - Perché aveva paura di un eventuale catti­vo esito del­l'aggua­to?

    Imputato - Gli agguati non è che vanno sem­pre a buon fine, signor Procurato­re, quindi può darsi magari lui se sbaglia... perché conoscendo il sogget­to, dico­no che questo Mirabi­le era un carnefice, non lo so, faceva paura lì, in zona, quindi...

    P.M. Curcio - Va bene, questo capi­tolo lo possiamo ritenere esau­rito. Senta, un altro episodio di sangue di cui lei si è autoaccusato oltre a tutti gli altri fatti di cui ab­biamo parlato e di cui parleremo.