Gelsomino, Regina delle “triplette”

La contesa giocatrice Laura Gelsomino, ora adottata dal Cantinella calcio femminile, si afferma nella squadra con una tripletta. Lei calciatrice affezionata dei tre goal, già membro di serie A, oggi si racconta ai tifosi:
Laura, partiamo dal presente… Con il Cantinella calcio femminile in poche partite hai realizzato già numerosi goal. Te lo aspettavi?


Non me lo aspettavo in così breve tempo, ma si entra in campo con un solo scopo: fare quanti più goal possibili e vincere! E’ stata una buona occasione per far vedere al mister quanto valgo.

Quale è il vostro punto di forza?

Come sempre l’unione fa la forza, ho trovato una squadra già affiatata e molto aperta alle new entry.

Sei stata incoronata Regina delle triplette, come ci si sente e quale è il segreto?

Il segreto di una buona riuscita, in ambito calcistico, è tanto allenamento! Per il resto gioca anche la fortuna. Le prime volti che mi è capitato di fare le triplette ne sono rimasta sconcertata, non riuscivo a spiegarmi la persecuzione del numero tre, anche se nella prima partita giocata con l’attuale squadra ho fatto ben cinque reti.

Ci racconti l’esperienza in serie A?

E’ stato bellissimo e mi ha formato personalmente oltre che professionalmente, ma ho deciso di interrompere per la lontananza da casa. La serie A è stato un modo per confrontarmi con giocatrici di alto spessore. Una delle differenze con le altre categorie sono le ore di allenamento, in serie A mi allenavo ben ventuno ore a settimana mentre nelle altre categorie ci si ferma alle quattro/sei ore a settimana.

Sei stata vincitrice di un importante premio nella scorsa stagione calcistica, Premio Fair Play, lo hai vissuto come un punto di arrivo o di partenza?

E’ stato sicuramente un punto di partenza, guai -risponde sicura-, in qualsiasi cosa si faccia, sentirsi arrivati. Per me giocare significa tanto. Il premio, anch’essi inaspettato, e molto gradito, è arrivato al termine della rappresentativa regionale di calcio a undici. Essere nominata migliore giocatrice d’Italia, della rappresentativa, mi ha onorata e quella vittoria l’ho dedicata ai miei familiari.

Com’è nata questa passione?

Si può dire che la passione per il calcio scorre nelle mie vene e nei geni, sin da piccola seguivo i miei fratelli e sorelle creando delle piccole squadri e competizioni calcistiche. Le giornate erano caratterizzate da un pallone, non giocare equivaleva ad una giornata di pioggia.

Quali sono le difficoltà di essere GIOCATRICE?

Le uniche difficoltà sono il pregiudizio, che a me personalmente non è mai interessato. Il calcio non è, e non deve essere, distinzione di sesso. Come già accennavo per me il calcio è vita.

Quali sono le tue aspettative per il futuro?

Come la vita anche il calcio lo vivo giorno per giorno senza crearmi aspettative, consapevole che nulla è per sempre, però se penso a cosa vorrei in futuro dico in modo deciso che mi piacerebbe che anche il calcio femminile fosse seguito come quello maschile.

(Leop.Ave)

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